IL PROGETTO - QUADRO DELLE MINACCE

Problematiche di conservazione nel litorale veneto: le principali minacce alla biodiversità

Un insigne studioso del litorale veneto già negli anni ’50 segnalava le principali cause e conseguenze del degrado di quello che era uno dei tratti costieri più interessanti d’Italia. Vale la pena perciò di rileggere integralmente quanto nel 1959 scriveva il Professor Sandro Pignatti.

 

"Ancora nel 1951 fra Punta Sabbioni e Cavallino, su circa dieci chilometri di litorale, non esistevano né un 'osteria, né un negozio. ... Vaste zone, soprattutto sulla fascia litoranea, erano del tutto selvagge, e soltanto raramente percorse da qualche cacciatore. Durante la guerra il litorale fu dichiarato "zona militare ", circondato da filo spinato e vietato ài civili. Anche dopo la guerra il divieto rimase e la paura di mine o altri residuati bellici lo fece rispettare... Adesso (1958) si può dire che delle stazioni da me studiate rimanga ben poco... "
".. .Di pari passo con lo sfruttamento turistico si è avuta la grande espansione delle malerbe: alcune di esse, come il Cenchrus tribuloides, che dieci anni or sono era una rarità, sono ormai volgarissime; altre, come Oenothera biennis, Cynodon dactylon, Xanthium. italicum, che erano abbondanti ma localizzate, sono ora diffuse ovunque; le dune sono state spianate, e con la loro sabbia sono state riempite le depressioni umide a Schoenus nigricans. In tutta la zona sono stati piantati in gran numero i pini, e ciò ha ulteriormente contribuito a snaturare la vegetazione. Si aggiunga che alcune .specie più o meno ornamentali (Erianthus ravennae, i Limonium, i Centaurium) vengono spietatamente raccolte dai villeggianti, ed il quadro è completo... ". (S.Pignatti - Il popolamento vegetale - in: Ricerche sull'ecologia e sul popolamento delle dune del litorale di Venezia. BolI. Museo Civ. Storia Nat. Ve., 1959, da Bonometto, 1992).

 

Non è stato difficile perciò, in occasione del progetto LIFE, focalizzare quali fossero i principali punti critici per la conservazione degli habitat e delle specie di interesse comunitario nei siti dunali litoranei. Negli oltre 40 anni seguiti a quell’accorata denuncia, come sappiamo, le cause di degrado e di perdita di naturalità sono peraltro cresciute in modo esponenziale, a fronte di politiche di conservazione generalmente frammentarie ed insufficienti. Solo con l’istituzione della Rete Natura 2000 e grazie allo strumento finanziario LIFE è stato possibile recepire, almeno in parte, quell’appello e, all’ ”alba” del 2004, iniziare un primo tentativo organico di invertire la rotta.

Il quadro delle minacce agli habitat naturali delle nostre dune litoranee, così come definito nel progetto LIFE, è il seguente:

  • Problemi legati ad una impropria fruizione turistica, degrado ed erosione dovuti al disturbo antropico (sentieramento, motocross e fuoristrada)

  • Presenza di specie infestanti

  • Piantagioni artificiali di pini e di altre specie legnose non autoctone, effettuate nel passato a discapito di vegetazioni naturali sia erbacee che legnose.

  • Interventi passati di gestione inappropriata (bonifiche di aree umide retrodunali, discariche)

  • Frammentazione legata all’uso del territorio circostante i siti e alle diversità gestionali dei differenti siti da parte delle amministrazioni deputate alla gestione degli stessi

A questa serie di fattori il progetto LIFE ha cercato di contrapporre una serie di misure volte a contrastarne gli effetti e a tutelare gli habitat naturali e le specie autoctone.

<< - INDIETRO